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New York

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New York 2017-01-18T15:15:41+00:00

Project Description

New York New York

Start spreadin’ the news, 

we are leavin’ today…

Come non cominciare la breve introduzione al nostro tradizionale viaggetto natalizio se non citando  la canzone simbolo della città più bella del mondo? Possiamo dire di aver deciso di vedere Natale a New York mentre eravamo ancora in viaggio in Messico, una sera, durante una cena durante la quale si discuteva di viaggi; e così è stato. L’idea era di vedere le luci di Natale e fare tante belle foto della città, magari sotto ad una delle intense nevicate che in questo periodo si abbattono sulla costa Est degli USA. In effetti, appena sbarcati, passate le canoniche 3 ore di attesa in aeroporto per completare le verifiche di rito, ci siamo trovati di fronte un muro di gelo che picchiava -8 gradi. Non c’è che dire, un “benvenuti” degno della fama invernale della città, salvo poi, nei giorni a seguire, trasformarsi in qualcosa di completamente atipico al punto di lasciar intendere un’estate indiana fuori stagione, tanto da permetterci di passare un venerdì sera (22 Dicembre 2013) in maglietta a spasso per Times Square.

Esaurita la parentesi climatica, che peraltro ci ha permesso di scattare foto in dei cieli limpidi da posizioni dove la temperatura sarebbe altrimenti insopportabile (tipo in cima ai grattacieli o sotto al ponte di Brooklyn), ci buttiamo nel breve ma intenso racconto ovviamente principalmente orientato alla fotografia.

Bene, alla fine della vacanza ho concluso che se passassi 10 anni a NYC e uscissi tutti i giorni con la macchina fotografica, difficilmente riuscirei a stancarmi dei soggetti e degli scorci. La città è magnifica, incredibile, dinamica, attiva, illuminata, colorata, viva, piena, affollata, frenetica, ma anche romantica, calma, rilassante, curiosa, magica, per farla breve è un altro di quei posti dove un fotografo non può annoiarsi. Dalla cima dei grattacieli ai tunnel della metropolitana è tutto assolutamente interessante e stimolante, dai classici ed immancabili taxi gialli sempre in movimento, ai personaggi incredibili che predicano, lavorano, parlano, vendono, comprano, ballano, cantano, dormono, sopravvivono e purtroppo a volte, a stento.

Per fotografare la città mi sono attrezzato, come sempre, delle mie tre lenti preferite che complessivamente coprono una lunghezza focale che va da 16 a 300mm, sobbarcandomene ovviamente il peso, del mio ormai inseparabile cavalletto con testa a 3 movimenti, e dell’irrinunciabile pazienza di Giovanna che sopporta interminabili e noiose sessioni di scatti che possono arrivare a durare ore magari anche solo per catturare la più insignificante variazione di luce.

La scelta dell’hotel non poteva che cadere su qualcosa di molto prossimo alla famosissima e iperattiva Times Square, della quale mi ero ripromesso di catturare, nel miglior modo possibile, luci e colori. L’Hotel Edison praticamente è a 10 passi dalla famosa gradinata rossa che è un posto magnifico dove appostarsi per fare foto; basta uscire e BUM! Ci si trova immersi nel caotico e allegro viavai di gente indaffarata nello shopping, nelle passeggiate, in turisti, imbonitori, venditori di biglietti, hot-dog, gite, attrazioni ed escursioni e tutto quello che di vendibile c’è in una città come New York.

Da lì, ci siamo mossi per visitare i luoghi più classici e canonici della Città, da Liberty Island, al nuovo World Trade Center, per arrivare a passare una serata, frustati da un vento decisamente fresco nel parco del ponte di Brooklyn solo per portare a casa una panoramica di Lower Manhattan. Tappe obbligate, ovviamente, le cime dei due grattacieli più famose, il Top of the Rock (e cioè il Rockfeller Center) dove peraltro mi è gentilmente stato fatto notare che è vietato fare foto col cavalletto, (ovviamente solo dopo averlo montato, messo in bolla e incastrata la macchina fotografica) e l’Empire State Building, dove salendo alle 15:00 e affrontate due ore di coda, siamo riusciti ad arrivare in tempo per vedere un tramonto eccezionale e a fare qualche scatto di Manhattan nell’ora blu e di notte il tutto per scendere dopo le 20:00 abbastanza provati.

Probabilmente sull’Empire è possibile portare il cavalletto, quel che non è possibile fare, sicuramente è montarlo, vista la folla che riempie la terrazza al punto di dover fare letteralmente a gomitate per conquistare un angolo di parapetto, quindi infilare l’obiettivo tra i buchi della rete di protezione, e iniziare a scattare. In entrambe i casi è stato determinante e utilissimo il mio fedelissimo Manfrotto Pocket che avevo comprato per la GoPro ma che sempre più spesso uso con la D800 e che, messo sotto al corpo dell’obiettivo o sotto al paraluce con il corpo macchina appoggiato al muretto, mi ha permesso lunghe esposizioni stabili anche da 30 secondi. Insomma, ci si arrangia e qualche risultato arriva.

Per il resto New York offre ad un appassionato di fotografia migliaia di spunti e stimoli, c’è solo l’imbarazzo della scelta, si va dagli scorci di Central Park innevato, a quelli bui o curiosi della metro, o specialmente nel periodo natalizio, di tutti i ricchissimi e coloratissimi addobbi americani, o ancora rubare una foto di una foto con Babbo Natale sulla pista di pattinaggio davanti a Prometeo sotto l’enorme albero del Rockfeller Center imbiancato da una forte nevicata, o magari un tramonto pazzesco dietro alla Statua della Libertà visto da Battery Park, o ancora un “predator” che tenta di fermare un taxi per una signora, o uno spettacolo di break-dance acrobatica, poi la Zamboni che tenta di rifare il ghiaccio a Bryant Park ma il calore assurdo della giornata glielo squaglia in tempo reale, o un grandangolo estremo del Flatiron building e della sua vetrina doppia, o volontari che ballano e cantano raccogliendo fondi per il famoso Esercito della Salvezza, un pulcino che gioca a scacchi, personaggi seminudi e nudi, musicisti di strada di ogni genere musicale, fino ad arrivare al grande e triste paradosso dei senzatetto che affollano la città, magari mentre educatamente chiedono qualche spicciolo per mangiare o dormono su una panca della New York Public Library o magari mentre cercano riparo per la notte nell’androne della chiesetta sulla 5th Avenue, di fronte alla mostruosamente opulenta Trump Tower tutta arredata di specchi e ori e riportano immancabilmente con i piedi per terra chi, come me, è abbagliato da tutto questa aria di festa.

La crisi c’è anche a New York e in molti casi più evidente che qua, però la sensazione che “Il Sogno americano” sia sempre lì, dietro l’angolo, pronto da coronare, a New York, è sempre forte…

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