Bryce Giga Canyon

Attualmente in :Home/Fotografia, Headline, Nuovo Lavoro, Tecnica/Bryce Giga Canyon

Finalmente ci sono riuscito!

Dopo aver rivisto per l’ennesima volta i miei vecchi scatti fatti l’ultima volta che sono stato sul Bryce Canyon (2008) ho concluso che quello era il posto perfetto per scattare una foto del genere “Gigapixel” tipo quella da poco pubblicata sul Monte Bianco, ovviamente nel mio “piccolo”…

An overview of the gigapixel photo of the Bryce Canyon

La luce sul Bryce era buona…

In realtà avevo pianificato di compiere l'”impresa” il giorno dopo, magari appena dopo l’alba, e invece, appena arrivato sul Bryce ho visto le nuvole che scorrevano nel cielo abbastanza rapidamente, i raggi del sole che sbucavano illuminando le guiglie e i boschi qua e là con i colori caldi della sera, quindi, preso dalla foga ho iniziato a scattare quasi subito, perchè le condizioni atmosferiche e la luce erano buone proprio in quel momento lì, e la mia regola d’oro recita:

se c’è la luce buona non aspettare, SCATTA

Quasi alla fine dell’operazione (durata quasi due ore!!) mi sono addirittura ritrovato a dover sostituire in corsa la memory card, perchè quella che c’era nella Nikon era piena, perchè, anzichè partire preparato, ho iniziato a scattare con un “rullino” già cominciato.

Queste immagini sono solo per dare una prima idea dell’effetto finale, ovviamente non sono la foto definitiva, per vederla vi basta scendere in fondo alla pagina, tuttavia vi consiglio la lettura del testo, che, spero in parole povere, vi spiegherà i principi che stanno dietro a tutto il lavoro.

Come vedete, ognuno di questi scatti, potrebbe essere considerato come una foto a sé stante, invece, sono tutti parte della grande panoramica finale.

Ma come si fa una foto di questo genere?

In parole povere come un gigantesco collage fatto di tantissime foto incollate elettronicamente tra loro (stitch) utilizzando come riferimento per incollarle (e per scattarle) le zone limitrofe comuni ad ognuna di esse.

Some Frames of my Bryce Gigapixel photo

Ci sono tre metodi principali, il primo automatico, ovvero utilizzando una testa robotizzata, come quelle prodotte dalla Gigapan ad esempio; magnifica, ma che nella sua versione per reflex professionali (Epic pro) ha il difetto di esssere un po’ ingombrante e discretamente costosa. Con questo strumento è sufficiente dire al computer di cui è dotata il punto da cui iniziare a fotografare, a quale lunghezza focale e dove finire, e il robot che la anima si occupa del resto.

Alternativamente si può procedere in modo manuale, ovvero usando una testa speciale per cavalletto definita “panoramica” che ha la possibilità di spostare (oltre che di ruotare) la macchina fotografica sui tre assi, il tutto per attenuare gli effetti di distorsione prospettici dovuti alla parallasse.

Infine il metodo più economico e “portabile”, sebbene il più complicato e impreciso, cioè quello che ho adottato io, ovvero una testa professionale a 3 movimenti e un software di correzione prospettica; io ho usato la Manfrotto XPRO e il software prodotto dalla Kolor, Autopano Pro 4.

Quindi come ho fatto a portarmi a casa una gigantografia del Bryce Canyon? Ma diventando un robot ovviamente!

Per iniziare:

ho immaginato il panorama che avevo di fronte suddiviso in tanti tasselli (uno per foto) e ho scelto il punto da cui iniziare a scattare (angolo in alto a sinistra) e quello dove finire (angolo in basso a destra); poi ho regolato lo zoom a 185mm per avere un ottimo dettaglio su ciascun tassello, e guardando dentro al mirino ho stimato quante linee avrei dovuto percorrere orizzontalmente ruotando la reflex solo sull’asse orizzontale e cioè circa 5 passaggi da sinistra verso destra e ritorno per un totale di circa 60 scatti a linea. Certo, si poteva fare lo stesso lavoro anche a 200mm per ottenere ancora più dettaglio, ma il numero degli scatti sarebbe cresciuto smisuratamente e le dimensioni finali della foto sarebbero state ingestibili. Ho regolato la messa a fuoco in modo automatico selezionando lo spot al centro del fotogramma con misurazione della luce in modalità matrix. Il diaframma è stato chiuso a f/8 per ottenere una buona profondità di campo e nel frattempo sfruttare la massima nitidezza della lente (Nikkor 70-200 f/4).

815772

Poi ho iniziato a scattare ogni foto rimettendo a fuoco di volta in volta e mantenendo come punto di riferimento (il Bryce Canyon è pieno di punti di riferimento) per l’inquadratura successiva ciò che si trovava al centro della foto corrente portandolo sul lato sinistro del fotogramma prima di rimettere a fuoco e scattare il prossimo. Una volta arrivato alla fine di ogni “linea immaginaria”, ho bloccato la rotazione orizzontale della testa del cavalletto, sbloccato quella verticale, abbassato di mezza inquadratura (sencondo il principio spiegato poco fa), ribloccato l’asse verticale e sbloccato la rotazione orizzontale ricominciando a scattare la via del ritorno da destra verso sinistra.

Un po’ come fa una stampante quando stampa una foto:

sinistra-destra

avanza il foglio

destra-sinistra

Qualche numero e qualche dato tecnico:

il prodotto finale sono stati 330 scatti eseguiti ad una lunghezza focale di 185mm a f/8 con un Nikon 70-200 f/4 ED VR. Successivamente ciascuno scatto (RAW eseguito con una Nikon D810 da 36,3 megapixel) è stato importato e corretto (nelle sue caratteristiche ottiche) con DxO optics Pro e quindi dato in pasto a Autopano Pro che si è occupato di costruire il mosaico finale. Il panorama risultante misura 87000 x 30300 (un rapporto di circa 3:1) pixel sul lato lungo e la sua risoluzione totale supera i 2560 Megapixel (che sensorone eh? Per fare questa foto in colpo solo servirebbe un sensore grande circa come un frigorifero formato famiglia, 1,80mt per 1,20mt, immaginatevi il corpo macchina!!!).

L’operazione ha generato un file delle dimensioni di 39,5 Gigabyte (circa 10 DVD) gestibile solo tramite pochi software e un computer potente, appunto Autopano Pro e Photoshop sul mio iMac con 32Gb di ram che ci ha messo poco meno di un paio d’ore ad elaborare il tutto.

Per proporvela online, purtroppo, ho dovuto comprimerla in JPG e di conseguenza ridurla a 64000 pixel che è la massima dimensione consentita dal formato (64.000×64.000) passando dagli originali 2,5 Gigapixel agli attuali 1,44.

Il file nelle sue dimensioni originali è comunque custodito sul mio Hard Disk e disponibile su richiesta.

STAMPARE

Parlando di stampe, qui è possibile arrivare a dimensioni veramente importanti, infatti è possibile raggiungere, mantenendo una risoluzione 1:1 (cioè un pixel corrisponde a 1 punto vero stampato) circa 7 per 2,5 METRI che risulterà qualcosa di veramente impressionante per chi la osserva.

Se ne desiderate una copia, per far cadere la mascella ai vostri ospiti (o anche qualcosa di più piccolo, 4 x 1,5 – 3 x 1 – 2 x 0,6 metri) contattatemi con il form apposito a questo link.

Quindi…

… come si usa questa grande foto che contiene dettagli e particolari del Bryce Canyon non distinguibili neppure osservando la scena dal vivo? Semplicemente navigandola con il mouse come si fa con Google Earth, grazie a questa tecnica, e le opportune zoomate, dando tempo al vostro dispositivo di scaricare i dati, vedrete i dettagli diventare via via sempre più nitidi e iperdefiniti come in una di quelle scene di CSI dove gli investigatori analizzano le foto centimetro per centimetro ingrandendole e ricostruendo dettagli con quei loro computer da fantascienza (che ovviamente non esistono).

Inoltre, in basso, sul lato sinistro c’è una piccola raccolta di particolari che ho già selezionato per voi. Sceglietene uno e il sistema vi porterà direttamente là e, se cercate bene nella foto, potete vedere nitidamente alberi, percorrere strade e sentieri, trovare gli escursionisti nei boschi, i turisti nei punti panoramici, e un Bigfoot che osserva la scena (!!)

Anzi vi propongo un gioco: se mi segnalate altri particolari interessanti e possibilmente animali, vincete un premione!

Bryce Giga Canyon

[wpfblike]

Per concludervi il quadretto, immaginatemi armato delle mie due Nikon (la D800 a mano libera per scattare foto panoramiche in caso di cambi di luce interessanti), lo zaino in spalla, la sacca portacavalletto appoggiata lì vicino, l’attrezzatura e l’aria (finta) da professionista scafato, piazzato al centro dell’anfiteatro, mentre piegato a guardare nel visore mi procuravo, tra gli sguardi incuriositi degli altri visitatori del Bryce e nell’arco di quasi due ore di scatti, un bel mal di schiena e il tormentone che mi ha seguito per tutto il resto del viaggio: “sarà venuta bene o sto perdendo tempo?”

Ditemelo voi!

2017-01-18T15:10:37+00:00 Thursday, 10 September, 2015|Fotografia, Headline, Nuovo Lavoro, Tecnica|Comments Off on Bryce Giga Canyon

About the Author:

Viaggiatore, fotografo, appassionato di tecnologia, libero pensatore. Il resto, lo trovate qua : About ME