Havana Shadows

Attualmente in :Home/Fotografia, Viaggio/Havana Shadows

La foto che volevo…

Cuba! Come suona? Cuba! Tabacco, Rum, Musica, Caldo, Caraibi… E’ sempre stata una di quelle mete che nella mia vita ho considerato un po’ tipo Firenze: “tanto è lì”, “un giorno ci andrò”, “sì, sì, un giorno ci andrò”, poi, quando è arrivata la notizia che i tempi dell’embargo americano stavano per finire, la decisione è stata presa subito :

“si va a Cuba prima di McDonald e CocaCola!”

The sun sets in one of the streets in the Havana Center casting long shadows of busy people and cars.

– Havana Shadows –

ORDINA O SCARICA!
La foto è disponibile per il download in alta risoluzione o può esserne ordinata una stampa su grande formato (oltre 180 x 120 cm) su diversi materiali e supporti (carta fotografica, tela, alluminio). Attenzione! Le dimensioni dei prodotti sono espresse in POLLICI (1pollice=2,54cm)
ORDINA O SCARICA!

Fino a quel giorno, il grosso delle foto che avevo visto di Cuba erano quelle delle classiche e sgargianti signore che esibivano tutte sorridenti degli enormi Cohiba; qualche pittoresco personaggio di strada e gli immancabili classici scatti turistici dei coco-taxi e delle macchine d’epoca. Tuttavia la mente gioca strani scherzi e crea associazioni curiose e la foto vera, almeno per me, cioè quella che mi ha sempre dato una sensazione veramente “original cuba”, come una Tour Eiffel a Parigi o una Empire State Building a New York, è quella riprodotta sulla copertina originale di “Buenavista Social Club“.

Foto che, con i suoi colori tendenti all’analogico, un pochino sovraesposta e immancabilmente associata alle calde ed emozionanti note di Chan Chan (che per me potrebbe essere tranquillamente l’inno nazionale cubano), inquadra perfettamente quella sensazione di calore estivo di una strada polverosa popolata di gente indaffarata ma rilassata che passa sotto a palazzi dall’aria un po’ decadente decorata da macchine americane d’epoca parcheggiate ai lati, completa di un Compay Segundo lì a fianco. A quel punto, il tarlo, fino a quel giorno latente nella mia mente, si è di colpo trasformato in un bestione sulla mia spalla!

Missione: la voglio fare anche io quella foto lì! E ne voglio fare un sacco d’altre di foto di Cuba!

E così, biglietti alla mano, i soliti 15kg sulla schiena fatti di obiettivi, corpi macchina, cavalletti, straccetti e altri inutili orpelli, in un bel giorno di marzo siamo partiti per l’Havana.

L’Havana, non è già esotico da morire come nome? Non evoca un turbine di fantasie, pensieri e idee? L’Havana… E’ uno di quei posti che ti aspetti e non ti aspetti, piena di contraddizioni che non starò qua a raccontare anche perchè esistono un sacco di articoli e letteratura in merito, più esaustiva e sicuramente scritta meglio di quel che posso fare io nel mio piccolo.

Tuttavia vi dirò qualcosina su come l’ho vista e vissuta dal punto di vista fotografico.

L’Havana offre al fotografo letteralmente un infinito numero di spunti e possibilità, dipende solo dalla sensibilità personale di ogni possessore di apparecchio fotografico quali cogliere. Le persone sono incredibili, sia che posino “per mestiere” o che siano intente a condurre la loro vita, risultano comunque interessanti sopratutto a chi non è del luogo o non è abituato a una così chiassosa o variegata sinfonia di colori, etnie, razze, usi e costumi, inoltre, a differenza di tantissimi altri soggetti occasionali che ho fotografato in giro per il mondo, le persone sono quasi sempre sorridenti e disponibili e in cambio di una mancetta, si impegnano tantissimo nel rendere le vostre foto simpatiche e interesanti (a volte anche troppo).

I panorami, seppure cittadini, sono comunque interessanti, spaziando dai tetti della città, costruiti secondo diverse fogge, stili e epoche, passando poi per l’immancabile Malecon (lungomare) che spesso è frustato dalle grandi onde oceaniche che infrangendosi sul muro di protezione ricadono sul marciapiede in modo spettacolare e adirittura, in alcuni punti arrivando a bagnare la strada; per arrivare alle due fortezze che proteggevano originariamente il porto dalle invasioni dei pirati garantendo al fotografo un numero esorbitante di scatti (io, le mie memory cards, lo specchio della reflex e Giovanna, ne sappiamo qualcosa).

Infine le strade e le piazze dell’Havana, tantissime, offrono un numero infinito di scorci fantastici che cambiano di allestimento come una bella donna cambia d’abito a seconda dell’ora e della luce del giorno. Si varia dalle piazze più o meno famose, passando per gli immancabili monumenti a personaggi illustri o dedicati agli eroi cubani fino alle strade con quella tipica aria di abbandono, leggermente voluto sicuramente invontario e assolutamente naturale, che caratterizza tutta la città vecchia. Palazzi in stile liberty si mescolano ad altri coloniali o dalle facciate art decò, strade lastricate, asfaltate, sterrate o a bozzi di non meglio identificati materiali, case crollate e catapecchie in eterna fase di  ristrutturazione, sorgono al fianco di hotel e palazzi lussuosi tirati a lucido e puliti come in una normalissima città d’arte.

Proprio passeggiando per una di queste strade, verso il tramonto, mi son trovato di fronte lo scorcio della foto e subito l’immagine che descrivevo all’inizio mi è balzata in mente! Eccola! Completamente controluce ma eccola! Certe cose le senti, mica le vedi! Piuttosto il problema era come giocarmela per cercare di dare un atmosfera cubana  a tutta la scena evitando di fumarmi il grosso dei dettagli e dei particolari?

Ma ovviamente con la mia tecnica preferita! L’HDR! E sfruttando l’eccezionale gamma dinamica della mia favolosa Nikon D800 ho scatato 5 foto in rapida sequenza nel solito ordine 0EV, -2EV, -1EV, +1EV, +2EV. Ho misurato la luce in modalità Center Weighted Average tarando il sensore di messa a fuoco su una zona di luce “neutrale” (un balconcino in penombra) quindi nè sul sole nè sul buio totale del controluce in modo da avere una misurazione dell’esposimetro media; quindi ho regolato l’esposizione dello scatto neutro (quella a 0EV) a 1/2000 di secondo, che in questo caso significava sottoesposto di circa due stop rispetto alla lettura dell’esposimetro, quasto per evitare di avere i due scatti sovraesposti con troppi bianchi “bruciati”. I ridotti tempi di scatto mi sono bastati per scattare agevolmente a mano evitando micromosso e altre possibili imperfezioni.

Una volta a casa ho processato il tutto in DxO Optics Pro 10 (secondo il mio workflow abituale) riducendo la distorsione fisiologica introdotta dell’obiettivo (cioè il mio adorato AF-S Nikkor 16-35mm f/4G ED VR) e applicando un minimo di filtro per il rumore (anche se ho scattato a 100 ISO), infine ho elaborato i 5 scatti tramite Photomatix Pro ed importato il risultato finale in Apple Aperture dove ho applicato gli ultimi ritocchi ad alcune zone della foto dalle quali ho poi tolto piccole macchie ed altre imperfezioni (il sensore sporco è una piaga dell’umanità che fotografa il cielo).

Infine ho aggiunto un pochino di vignettatura, nonostante le zone limitrofe fossero già abbastanza scure, ciò ha contribuito a ridurre l’immancabile “troppa luce” che a volte il processo di tonemapping riesce a recuperare, quindi un po’ di saturazione dei toni rosso/arancioni per scaldare complessivamente la scena.

Beh, dai, probabilmente non sarà mai la copertina di un disco e sicuramente non un disco come Buena Vista Social Club, ma almeno sono riuscito a fare la mia foto come volevo!

[wpfblike]
2017-01-18T15:10:48+00:00 Thursday, 9 April, 2015|Fotografia, Viaggio|Comments Off on Havana Shadows

About the Author:

Viaggiatore, fotografo, appassionato di tecnologia, libero pensatore. Il resto, lo trovate qua : About ME