Incredible India

Attualmente in :Home/Fotografia, Headline, News/Incredible India

Un diario del mio viaggio in India con un po’ di foto fatte con l’iPhone.

Per quelle “grosse”, tranne una, bisogna aspettare che finisca di svilupparle, quindi se potete concentratevi più sul racconto..

Purtroppo è Italian Only, per ora non ho tempo di tradurlo in inglese, amici anglofoni accontentatevi dell’orribile traduzione automatica.

As a warm welcome, Leh, in Ladakh saluted us all with thi stunnuning double rainbow or a single gigantic rainbow, cannot decide. Anyway, thanks, little Tibet.

As a warm welcome, Leh, in Ladakh saluted us all with thi stunnuning double rainbow or a single gigantic rainbow, cannot decide. Anyway, thanks, little Tibet.

05 ago 2016 – Si Parte per L’India

Il viaggio inizia! Sará una lunga trasferta, prima macchina Rivanazzano-Linate, poi smarrimento nel parcheggio “ben segnalato” di Linate, seguito da una corsa folle al check-in con trascinamento bagaglio e zaino da due tonnellate in spalla, per fortuna che con la business si salta qualcosa tipo le code al check-in e al metal detector. Il volo Milano-Parigi procede bene, un po’ di turbolenza di quella che rivedi tutta la tua vita scorrerti davanti durante il decollo, ma poi tutto tranquillo, i sedili sono quelli di classe turistica distanziati un po’ di più tra loro rispetto alla precedente; viaggio di fianco a una giapponese che si addormenta ancora prima che chiudano le porte! La capisco…

Atterrati a Parigi, camminata infinita per trovare il Gate per l’India,

e cavolo sto Charles De Gaulle é proprio bello e imponente, e ci sono anche i carrelli gratis!

Menomale: lo zainone mi stava uccidendo lentamente ma costantemente. Va bene ci siamo, sono a Parigi, ci sono i croissant freschi, meraviglia.Prossimo volo Airbus A330, grandicello..

IMG_8065

Salmone e Foie Gras sulla business Class Air France, questa è classe…

Come sará la Business dell’Airfrance? SPETTACOLO! Comodissima, sfiga che mi piazzano in corridoio di fianco a uno che puzza come un tennista sudato, amante della bagna cauda, che si è fatto tutti capolinea sulla metropolitana di Milano senza aria condizionata iniziando il giorno prima!! Mostruoso!! Fortunatamente una hostess gentilissima nota il mio colorito verde caccola, e senza che io chieda nulla mi di
ce che ci sono altri posti liberi nell’altra zona business, vicino al finestrino e tutti per me. Risultato, viaggio comfort da paura, due letti stracomodi per farmi una bella dormitona con russo bitonale, tiro fuori anche la Reflex, si sa mai, e intanto che sul menù leggo che c’é il Calvados aspetto che mi servano il foie gras, e non é una battuta. Mi piace ‘sta Air-France!

Io sono letteralmente sulle nuvole a 11000 metri, godendomi salmone affumicato e foie-gras, che sono la prova che i vegani animalisti non hanno capito un cavolo della vita. Poacci, il menu vegano farebbe piangere anche uno
che ha centrato un 6 secco al superenalotto, mentre qui arrivano formaggi delicati e cremosi, un camembert eccezionale il tutto annaffiato da uno splendido Bordeaux del 2011; ora aspetto il dolce, magari un digestivo francese, deciderò dopo se Calvados o Cognac, quindi farò uno stress test del sedile/letto…

06 ago 2016 – Nuova Delhi

IMG_8067

Fa caldino, e sono le 11 e mezza… Di notte.

IMG_8115Com’é Delhi? Calda, umida, caotica, rumorosa, sporca ma affascinante come solo un paese nuovo sa essere; dopo qualche ora spesa a capire in che tipo di fornace umida sono capitato (era da Merida in Messico che non provavo una roba del genere), è venuta l’ora di mettermi al lavoro, quindi, sfoderiamo le Nikon e iniziamo a scattare. La prima cosa che salta all’occhio è ovviamente la gente

di ogni tipo, di ogni colore, di ogni religione e di ogni etnia, insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta. I colori degli abiti delle donne sono sgargianti, ma anche quelli degli uomini, i mezzi di trasporto tra i più incredibili e sgangherati mai visti, il casino è costante, gli indiani guidano suonando il clacson continuamente per avvertire quello davanti che loro sono lì dietro, il risultato è una cacofonia ininterrotta di suoni, rumori, acceleratori, bip bip, peee, twwaaaat… Spettacolo! Dopo tre minuti sei più rincoglionito di un peso massimo a tappeto.

Comunque, per farvela breve, dopo un intensa giornata di scatti, il risultato sembra essere soddisfacente, qualche bel ritratto, personaggio o situazione curiosa.

Ora è tempo di smettere con la reflex e darsi al cibo, che sembra leggero e a base di verdure, ma è in realtà una bomba calorica mai vista… Mi sa che nemmeno a sto giro riuscirò a dimagrire.

Beh Pazienza! Godiamo!

07 ago 2016 – Il Ladakh

IMG_8129

Leh è là sotto.. Si vede?

Dopo una levataccia alle 4:00 di mattina per andare a prendere il volo GO che ci porterà a Leh in Ladakh, arriviamo all’aeroporto di Delhi che, come tutto il resto è caotico, ma meglio organizzato di Malpensa, fatto il check-in e imbarcati i bagagli, dopo poco tempo e in perfetto orario si parte su un nuovissimo Airbus A320, volo perfetto senza scrolloni, atterraggio da manuale su una pista a 3600 mt di quota.

Eh sì Leh, è alla bella altitudine di 3600 metri SLM, una botta; una volta scesi dall’aereo la sensazione di ubriachezza, non molesta, è impressionante, la testa è leggera e gli arti pesano 4 volte il solito, abbassarsi a terra per prendere qualcosa è rischioso e caricarsi zaino sulla schiena o sollevare il bagaglio è uno sforzo titanico.

IMG_8155

Se siete per strada, e vi scappa una preghiera…

Ci prendiamo la giornata per acclimatarci e adattare il corpo alle condizioni locali abbastanza estreme, quindi, dopo essermi addormentato due volte su una sedia come un anziano, non si fa nulla di fotografico, tranne un giretto per il paese, che è il classico villaggio di montagna simile a quelli che ci sono in Tibet, di quelli con la strada di terra tutta a buchi e rocce che passa in mezzo a negozietti di souvenirs o di attrezzature da alta montagna, sulla strada arrancano mezzi di ogni tipo, da grandi fuoristrada a carrette malandate, vacche, muli, cavalli, capre, tori, ia ia oh! Hey! Ma è pieno di gente tibetana!! Scattiamooo!

Ogni tanto piove, non forte, e ogni tanto il cielo si apre, e proprio durante uno di questi acquazzoni ch Leh ci da il suo benvenuto con un incredibile doppio arcobaleno su un cielo nero, proviamo a fotografarlo mentre ci scofaniamo una tonnellata di Momo, dei cosetti troppo buoni tipo ravioli al vapore cinesi, solo che qui son fatti a mano sul momento. Chissà come viene l’arcobaleno!? Mah, vedremo!

Ok, giro per esplorare il paese, cenetta tibetana e una sana dormita, domani mattina si ripartirà per le prime mete attorno al paese, e questa volta, si scatterà senza pietà.

08 ago 2016 – Spituk e Shanti Stupa

IMG_8171Spituk Gompa è il primo monastero che vediamo, domina tutta la valle di Leh dall’alto, non è grande ma è molto antico, il benvenuto ce lo da la sua rampa di scale, bella ripida! Purtroppo è in ristrutturazione e la parte interna, quella del tempio del Buddha, non è agibile, tuttavia, data la posizione di vantaggio sulla valle, offre comunque ottimi spunti per inziare a scattare e familiarizzare con i soggetti locali, bimbi e muratori compresi.

Terminata la visita, si salta in auto verso lo Shanti Stupa, cos’é uno stupa? E’ una costruzione votiva a forma di astronave che è molto frequente sulle alture della zona. Lo Shanti è enorme, bianco, colorato e affollatissimo, tuttavia offre anche lui una veduta spettacolare su Leh e sulla corona di creste di montagne innevate che circondano la valle, da qui si vede l’Hymalaya.

Oltre allo stupa, riusciamo a fotografare anche un tramonto pazzesco e suggestivo come ne ho visti pochi.

Finita la festa, gabbato lo santo, si va in centro a far compere e a mangiare qualcosina che oggi ce lo siamo meritato.

9 ago 2016 – Hemis

Oggi si visita Hemis, un monastero nascosto nel cuore delle montagne Ladake, isolatissimo e anche lui ripidissimo; col mio carattere da orso, se fossi un monaco buddhista vorrei vivere qua, lontano dai rompiballe, anche se pare che ne arrivino quotidianamente.

La particolaritá di questo posto è che finché non ci arrivi sotto non lo vedi, e di colpo, pam! Te lo trovi davanti, enorme, bianco, e decorato secondo la classica architettura dei templi buddhisti, legno, arancione e oro. Meraviglia.

Si sale dentro e sopra, sui tetti, sono tutte vecchie travi di legno, pavimenti di parquet consumatissimo e tappeti, ovviamente per entrare bisogna togliersi le scarpe, per fortuna altrimenti sarebbe un danno per i tappeti e per il legno.

Foto, foto, foto, foto, scatti come pazzi finché i miei compagni di viaggio mi minacciano di abbandonarmi lá! Quasi quasi un pensierino potrei farcelo, ma per la vita monastica non sono tagliato.

IMG_8241

Piccantini… E se lo dico io…

A questo punto scendiamo e ci fermiamo a pranzo in un posticino che definirlo bettola è come dargli tre stelline Michelin dove però mangio i noodles più buoni che mi siano capitati, e anche i più piccanti in assoluto, sembra di leccare un cannello per saldature, sicuramente il vibrione è morto ustionato dalla capsaicina.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo sulla riva del fiume Sindu a fare qualche scatto ai monasteri che vediamo sullo sfondo, è ora del moltiplicatore di focale e di tanta speranza che non passino camion a farmi ballare il cavalletto.

Si torna verso Leh, e mentre siamo in auto, una telefonata ci avverte che l’indomani avremmo visto il Dalai Lama al monastero di Thyksay. Maddai!! Proprio il Dalai Lama quello vero! Incredibile!

10 ago 2016 -Thiksay Tsultim Namdak Ling e il Dalai Lama

Beh, oggi giornata spettacolare, al “piccolo Tibet” non si poteva chiedere di meglio, il giro prevedeva una visita al monastero di Thiksay, il più antico della regione, e sorpresa sorpresa, grazie a qualche incredibile coincidenza, al monastero era prevista la visita del Dalai Lama.

Come perdersi un esperienza del genere?

IMG_8265

A un tiro di 24-70 dal Dalai Lama… Incredibile!

Così, seduti ai piedi dell’antica costruzione abbiamo potuto ammirare la sfilata una monaci in rosso porpora e arancione, di abiti tradizionali del Ladakh e del Tibet, tutti vestiti meravigliosi, di seta, coloratissimi e preziosissimi, ognuno ricamato con fili d’oro e d’argento in modo da riflettere la luce del sole mandando colori e riflessi incredibili a seconda di come erano orientati, inutile che vi racconti che genere di orgasmo fotografico sia stato.

Tutta la manifestazione é stata affollatissima ma serena e allegra, la gente ospitale quasi all’inverosimile, ci é stato permesso di vagabondare fino a 10 metri dal Dalai Lama fotografando tutto quello che più ci aggradava, anzi, in alcuni casi ci è stato chiesto dai monaci o dai presente di essere fotografati oppure molti si sono volontariamente prestati al gioco posando come modelli improvvisati, fantastici.

Che differenza con certi altri paesi dominati dalla “religione di pace” dove sembra che scattare una foto sia uno sfregio alla famiglia.

IMG_8289

Questa è solo la testa del Buddha, il resto è al piano di sotto.

Tornando al monastero, è un posto incredibilmente suggestivo e ospita un Buddha alto 6 metri, famosissimo e doratissimo, salire in cima invece è una fatica mortale: gradini, gradini, gradini, gradini, scale, scale, scale, scalini, mentre ognuno di essi mi ricorda che sono a 3500 metri di quota con 10kg di attrezzatura sulle spalle, ecco, qui non farei il monaco, almeno finchè non mettono un ascensore.

Tuttavia, una volta in cima è chiarissimo che ne è valsa la pena. Altra raffica di scatti a tutto quello che si muove e a tutto quello che non lo fa, al “Buddhone” d’oro, a una Khali in versione tibetana con un sacco di braccia, a dei demoni talmente brutti da avere il volto coperto, a un monaco in meditazione e a tante altre cose e poi via! Di nuovo verso Leh, a vedere il sole che tramonta illuminando il palazzo reale, bevendo una Kingfisher Strong e a fotografare lo Shanti Stupa illuminato per la notte, intanto conosciamo due monaci simpatici che si prestano a far da modelli per qualche scatto, troppo forti.

E ora a letto! Che domani si parte per i 5500 metri!

L’incredibile avventura continua sempre più emozionante.

11 ago 2016 – trasferta e notte al campo tendato di Sarchu

Oggi si parte da Leh alla volta del secondo passo più alto del mondo: 5700 metri, del terzo e del quarto, un po’ pià bassi, ma tutti più alti della cima del Bianco. Il trasporto non é più il solito taxi grosso ma un pulmino che risponde al nome (che trovo fantastico) di “Tempo Traveller”, attrezzato di tutto punto per 8 passeggeri ha l’aria molto cazzuta da fuori, tuttavia noi siamo in 6, viaggiamo comodi.

_D819076

Facevano meglio a scriverci “lasciate ogni speranza se girate a destra”.. Noi abbiamo girato a destra.

Il primo cartello che troviamo sulla strada è così evocativo da meritarsi un po’ di foto; recita :

TANGLANLA 51 Km

SARCHU 202 Km

CHANDIGARH 674 Km

MANALI 425 Km

noi andiamo a Manali, sono “solo” 425Km, Ma con dei nomi così, com’è possibile non far volare la fantasia verso racconti o videogiochi o film d’avventura? Infatti non é possibile resistere e in testa mi rimbomba “Tanglangla” come se fosse una cittá perduta e popolata da Yeti in mezzo all’Himalaya.

IMG_8719

Ma tanto noi, abbiamo il paracadute….

La strada per i passi inizia panoramica, diventa lievemente preoccupante e si trasforma via via in allucinante con bestemmia. Presente a quei documentari con quelle strade strettissime più simili a mulattiere che ad altro, sterrate o accidentate e fangose, e con i camion che si incrociano nei due sensi di marcia e non sai come fanno a passare? Quelli dove la ripresa zoomma da in cima a in fondo al burrone e subito dopo ti fa vedere che questi pazzoidi che passano mettendo un po’ meno di due gomme nel vuoto? Ecco, quelle strade e questi pazzoidi.

IMG_8657

Quel ponte lì regge… SìSì.. Regge.

Strapiombi da “ellamaddonna”, tratti fangosamente sconnessi, salti, fossi; però il panorama é favoloso, difficile da fotografare a causa della luce un po’ piatta, della vastità e dei pochi punti di riferimento, ma favoloso. E a un certo punto, a furia di salire come capre di montagna arriviamo ai 5328 metri del passo di Tanglangla, sulla catena dello Zanskar, il secondo passo più alto del mondo!

Incredibile, pazzesco, le bendierine con i mantra tibetani, a milioni, sventolano impazzite legate a un groviglio di corde come se stessero pregando furiosamente al vento, si respira poco e male, ma il fiato te lo toglie qualcos’altro, il fatto di esser lì, in cima al mondo, in uno dei luoghi più impervi che abbia mai visto in vita mia.

_D819200

Da qui, dopo gli scatti di rito di fianco alla pietra miliare che recita luogo e altitudine, comincia la discesa, ed é peggio ancora della salita. Veniamo sorpresi da una pioggia ghiacciata la strada si bagna anche, ma l’autista va spedito come se facesse la strada da casa sua alla tabaccheria per comprare le sigarette, e noi ci fidiamo. Dopo alcune infinite ore di agonia e terrore miste a curiosità e entusiasmo spruzzato di esaltazione per gli scenari e i passaggi, finalmente raggiungiamo il campo a soli 4500mt di quota.

Mai dormito in un campo tendato.

Dedichiamo un po’ di tempo per qualche foto al posto, cena a base di zuppa nella tenda comune e poi ci si imbusta nei sacchi a pelo per la notte a 2 gradi centigradi.

IMG_8663

Abbastanza spartano? Però è rosa!

Apro una piccola parentesi sulle sensazioni che si hanno a certe altitudini, la testa é leggera, le gambe sono pesanti, ogni cosa che si sposta pesa tantissimo ed è piena di incudini il cuore pompa come un pazzo anche solo dopo pochi passi come dopo una rampa di scale lunga e fatta di corsa, impressionante; si fa fatica anche a prender sonno e ci si chiede di continuo se le sensazioni sono normali o sono il principio di qualcosa di peggio.

Ringrazio oltre alle aspirine che fluidificano il sangue, il mio fisico, che nonostante lo scarso allenamento e un po’ di pancetta da pigro goloso mi ha conservato abbastanza in forma e reattivo.

Tentiamo di dormire che domani si riparte, prestissimo, perché alcuni italiani ci han detto che l’altro pezzo di strada che ci separa da Manali, é anche peggio… Evviva!

Comunque no, nemmeno così mi convinco a fare le ferie in riviera sotto l’ombrellone…

 

Avanti con l’avventura! Dove sono la mia frusta e il cappello?!

12 ago 2016 Da Sarchu a Manali, The Highway to Hell

IMG_8723

E siamo sempre in alto damatti…

Ok! Dopo un caffè così orrendo da svegliare un troll come me, e qualche foto di rito, siamo ripartiti per Manali; all’inizio la strada, seppur sterrata, non sembra così brutta come ce l’han descritta gli altri italiani, (che rivisti prima di partire ci son sembrati zombi di The Walking Dead per il mal di montagna, poveracci, non hanno idea di cosa sarà passare i 5000mt) ma dopo i primi 30/40km di salti, scossoni, capre e pecore, comincia a degenerare. Ci ritroviamo a guadare torrenti e frane, tratti fangosissimi su strapiombi senza un fondo visibile, fino ad una apoteosi di strettoia con alcuni camion autobotte pieni di cherosene che arrancano, slittando nel fango, in senso opposto al nostro mentre alcune capre saltano giù dal costone
sopra, direttamente in mezzo alla strada noncuranti di alcuni motociclisti che tentano di evitarle sbandando nella terra bagnata, il tutto in meno di 3 metri di larghezza; ma il buon Sonciuk, il nostro incredibile autista, non molla un centimetro a nessuno, e riesce a infilare il Tempo Traveller in ogni micron che trova disponibile, pazzesco, inarrestabile, potrebbe guidare carrarmati come cacciabombardieri nelle gole di montagna.

Il viaggio procede, lunghissimo, infinito, pericoloso, adrenalinico e esaltante ad ogni curva; si sale e si scende per catene montuose sconosciute e altissime, si passa dai fondovalle verdi e boscosi alle cime nebbiose e poi su in mezzo alle nuvole, poi si attraversano altri altissimi passi e ci si terrorizza per alcuni passaggi estremi; l’Himalaya in quanto catena “giovane” é altamente instabile, e visto che il monsone si schianta contro le sue pareti come una mareggiata, non perde occasione per franare come fanno i castelli di sabbia dei bambini sulla battigia.

IMG_8733Finché, finalmente, con i colli stremati dalla fatica di bilanciare e attutire gli scossoni arriviamo alla cittadina di montagna di Manali tirando quel sospiro di sollievo che si avverte sempre in aereo dopo il silenzio dell’atterraggio.

Ce l’abbiamo fatta!!! Abbiamo attraversato indenni una delle cinque strade più inospitali ed estreme del mondo, la Manali-Leh Highway, andate a cercarla su youtube per farvi un idea di quanto siamo stati pazzi, fortunati e fichissimi.

Di Manali non c’è molto da dire, è un paesino di montagna, una localitá sciistica, che ha subìto chiarissimi influssi occidentali, lo scenario ricorda vagamente quelli dei paesini di alta montagna per sciatori simili un po’ in tutto il mondo, una Courmayeur indiana, o una Aspen himalayana, comprensiva di personaggi alla moda, firmati dalla testa ai piedi e ristorantini più o meno di grido.

Unica nota fuori dal coro del consumismo moderno, i templi intarsiati nel legno di cedro sparsi qua e lá, uno, il più famoso sarà meta della visita di domani mattina prima di partire per Dharamshala.

13 ago 2016 – Da Manali a Dharahmsala

Trasfertona! Da Manali a Dharamshala è un bel viaggio. Tutta la strada si snoda in suggestivi fondovalle verdissimi e coltivati a terrazze e occasionalmente sale in quota per passare qualche costone troppo ripido per una strada di fondovalle. Ogni tanto si incrocia una bella cascata che arriva dai ghiacciai che si sciolgono sulle montagne, qualche macaco che spulcia qualcuno del suo clan e le onnipresenti vacche o tori che placidamente pascolano sull’asfalto noncuranti dei camion e dei bus che gli sfrecciano di fianco, a volte ce n’è anche qualcuna morta, quei 7000 anni di sfiga per l’induista che l’ha investita.

IMG_8828Comunque, dopo esserci lasciati alle spalle un sacco di paesini caratteristici, tutti provvisti di mercati e negozi rigorosamente dislocati a bordo strada, arriviamo finalmente a destinazione. La cittá del Dalai Lama.

IMG_8827

Questa l’ha scritta Gandhi a Hitler… Suggestivo

Alloggiamo all’hotel Grace, una sfarzosissima costruzione di oltre 200 anni, che originariamente ospitava personaggi altolocati della politica inglese e locale, lo stile é inconfondibilmente indiano con una cura maniacale per i dettagli; gli intarsi e le decorazioni sono preziossime, l’hotel è tutto stucchi, tappeti, oro e carte da parati ricamate, sembra di dormire più in un museo che in un hotel; e in effetti, tutte le stanze sono delle suites riccamente arredate e molto grandi.

Alle pareti sono appese foto e scritti e lettere originali di Gandhi e di altri politici indianifamosi: veramente impressionante.

La cena é ottima, si mangia, si discute di fotografia per il tempo di un bel sigaro cubano portato per l’occasione da 13000 e passa km di distanza e poi a letto che il giorno dopo si esplora la città.

14 ago 2016 – Dharamshala Himachal-Pradesh

Lacittá del Dalai Lama é arroccata anche lei sui monti, ci alziamo e dopo un’ottima colazione iniziamo a visitare il museo dedicato agli esiliati tibetani, impressionante e toccante, specialmente leggendo le descrizioni delle fotografie e il racconto dell’esilio fatto a piedi, nella neve a 5700 metri di quota, se penso ai miei 5300 in macchina, non mi sembra fisicamente possibile, eppure…

IMG_8913

Ogni tanto, prego anche io, se non si fa fatica…

IMG_9002

Hotel Grace, una meraviglia vera.

Proseguiamo con il tempio principale, bello ma moderno e sicuramente non può reggere il paragone con quelli visti a Leh e dintorni. Verso l’ora di pranzo siamo colti in pieno dalla benedizione dal monsone indiano che per qualche ora ci trattiene, e nel contempo intrattiene, bloccati sotto una veranda a scattare foto ai passanti di ogni genere, religione e colore, fradici o riparati con i mezzi più disparati. Quindi, in serata, ci spostiamo alla zona del mercato ma non é nulla di incredibilmente caratteristico, o meglio, é tutto caratteristico perché é indiano/tibetano ma rispetto a quanto visto fino ad ora nulla di particolarmente eclatante, meglio la gente.

Per farvela breve, Dharamshala non é esattamente una cittá che toglie il fiato tuttavia si difende grazie alle sue caratteristiche… Vabbeh ne abbiamo comunque approfittato per ricaricare le batterie dopo tanti chilometri e domattina si parte per Amritsar, la cittá dei Sikh.

15 ago 2016 – Da Darhamsala a Amritsar in Punjab

E siamo ad Amritsar! Una cittá stranissima, caoticissima e abbastanza sporca ma con un cuore d’oro. E dopo aver posato i bagagli al Ramada, centralissimo ed elegante hotel di impronta molto occidentale, specialmente per l’aria condizionata polare modello Las Vegas, andiamo proprio a visitare il cuore della cittá, ovvero l’Harmandir Sahib, la Gurudwala Sikh più famosa e incredibile al mondo.

Per entrare, oltre ad avere il capo coperto, ovviamente bisogna essere scalzi, ma non come nei templi buddhisti: con le calze, magari!

Qui bisogna essere completamente scalzi

Quindi, una volta lasciate le scarpe e le calze ai guardaroba appositi che le custodiscono, ci si avvicina all’ingresso camminando su una grande piazza di marmo, poi si attraversa una pozza d’acqua “corrente” tipo quella delle piscine nostrane per “lavarsi” i piedi e finalmente si entra.

IMG_9032

Il tempio d’oro di Amritsar… Una robetta così…

In zona ingresso, l’odore di caseificio é micidiale roba da fabbrica del gorgonzola, il primo pensiero é quello di stare preparando l’ambiente per una coltivazione di porcini o altri funghi sotto la pianta dei piedi, (amuchinaaaa dove seiii!) ma poi si entra, e la mandibola cade, e si capisce che ne valeva assolutamente il rischio.

La costruzione é enorme, un vero scrigno d’oro in mezzo a una gigantesca piscina contenuta in una ancor più gigantesco palazzo di marmo bianco, un’opera impressionante. Attorno alla piscina centinaia di Sikh con il loro turbante colorato e il loro pugnale a tracolla o sotto al turbante, ruotano in senso orario attorno alla vasca mentre una coda interminabile si accalca davanti all’ingresso principale dello scrigno per ammirare il libro che rappresenta il simbolo del sikhismo.

Comincio a fare foto e la cosa pazzesca é che le “star” qui siamo noi, quelli con le macchine fotografiche, a dispetto dell’austerità dei personaggi e dei loro volti solenni si prestano tutti ad essere ritratti, cordialissimi e sorridenti; orgogliosi dei loro turbanti e dei loro abiti e del loro culto, al punto che alcuni vincono la timidezza e ci chiedono addirittura di fare un selfie con noi, oppure chiedono di farsi fare una foto con la reflex per poi guardarla soddisfatti nel visore della macchina fotografica.

Divertentissimo, piacevolissimo e soprattutto molto lusinghiero. Completiamo la giornata al tempio d’oro con le foto notte ammirandone il riflesso dorato nell’acqua nera, e dopo esserci amuchinizzati per bene la pianta dei piedi, doccia, cena e letto che domani si ricomincia a scattare.

Che faticaaa!

16 ago 2016 – Amritsar

Oggi ho deciso, giro Amritsar a caso, voglio perdermi per le vie del centro fotografando quel che trovo, in fondo, gli abitanti non aspettano altro.

Come Delhi, la città, é un casino rumoroso di motorini, clacson, motori di tuctuc, gente che schiamazza.

Con la differenza che in testa portano, tutti o quasi i turbanti Sikh, coloratissimi, particolarissimi e molto caratteristici. Sono ovunque, al mercato, al tempio d’oro, in piazza, in hotel; veramente particolari e unici.

IMG_9049

Senza parole…

La gente é molto cordiale e sia nei negozi che per strada che nei bazar ama farsi fotografare senza timore che le si rubi l’anima, anzi, chiede espressamente di farsi fotografare, si butta davanti all’obiettivo come invasata, da qui nascono alcune scenette simpaticissime e divertentissime, tipo il bagno di folla che abbiamo fatto appena abbiamo cominciato a scattare nel mercato ortofrutticolo: nonappena si é sparsa la voce che c’erano dei tizi armati di macchine fotografiche “grosse”, la gente ha cominciato a chiamarci per posare, portarci bambini, presentarci parenti, negozi, esercizi, prodotti, un delirio!

IMG_9052

E ogni tanto, un cubano… Ci vuole.

Quindi il bottino oggi é stato decisamente molto ricco, botteghe di artigiani, artigiani stessi, i loro
clienti, venditori, bambini, adulti, persino un poliziotto ha voluto mettersi in posa per farsi fotografare abbandonando a sè stesso l’ingorgo che si era formato alle sue spalle, e poi, in modo molto marziale e compostissimo, ci ha ringraziato, sembrava Sandokan indivisa. Se penso alle difficoltá a fare certe foto nei paesi arabi, mi spiego tante cose.

A sera siamo a pezzi, e a pensare che il mattino dopo l’alzabandiera è alle 4 si rischia di morire, eppure, “the show must go on”.

Avanti così, si torna a Delhi!

17 ago 2016 e si ritorna a Delhi in treno!

Altra levataccia allucinante per andare a prendere il treno che ci porterà da Amritsar a Delhi.

Che ironia eh?! Passo tutto l’anno a lamentarmi dei treni e taaac, il destino mi riserva un posto su un bel trenone indiano carico di tizi spettacolari con turbanti e pugnali a tracolla!

Quindi, dopo aver pascolato un po’ per la stazione di Amritsar e aver ammirato un po’ la fauna notturna locale, prendiamo posto su questo bel freezer su rotaia e si parte! Ma com’é il trenone?

Come tutta l’India che ho visto: si ha l’impressione che una volta costruita una cosa, nessuno si sia preso più la briga di pulirla.

IMG_9064 (1)

Sala d’attesa di 7ma classe

Infatti qua, o le cose sono costruite direttamente vecchie e un po’ sporche, o si deteriorano veramente in fretta, in modo da assumere quell’aria dimessa e opaca che ha un po’ tutto, dai palazzi, alle strade, ai mezzi.

Comunque, sul trenone, che sará formato di 500 carrozze con 900 classi differenti, il personale di bordo porta thermos di acqua calda con le bustine per il the o il caffé, acqua fresca, biscottini e cibo per chi lo vuole, altro che trenitalia.

IMG_9098

E questo sembra il regionale che mi porta a lavorare al mattino.

Io sono schiantato dal sonno e da un principio di raffreddore da aria condizionata e quindi buona parte del viaggio me lo passo dormendo; mi sveglio dove inizia “l’hinterland di Delhi”, giusto in tempo per ammirare la conferma di quanto dicevo, sembra che l’India, una volta costruita, non sia mai stata pulita: cartacce, spazzatura, baraccopoli, gente e animali da pascolo sui binari, bambini abbandonati in giro a bordo ferrovia, insomma un casino; il casino tuttavia termina dopo 6 ore di viaggio per arrivare nella gigantesca stazione di Delhi.

Per fortuna siamo comodi con il binario, vicino all’uscita, saltiamo su due Tuc-Tuc e ce ne andiamo in hotel pronti per una nuova, e ultima, avventura in Delhi. Un raid nel bazaar delle spezie per caricarci di Masala e Curry e altre cose buone, e poi bombardamento di souvenirs a tappeto, fino ad “attraccare” in un particolarissimo negozio.

Un negozio piccolo, un po’ dimesso, normale, imboscato tra molti altri che tuttavia, nasconde una particolaritá: al piano di sopra custodisce, in gran segreto, la stanza del tesoro, o almeno il contenuto di alcune di esse.

IMG_9133

Souvenirs…

Sembra il deposito di un tombarolo, o di un ricettatore di tombaroli, tutti gli oggetti sembrano presi da un videogioco alla Tomb Raider, o Uncharted, per chi sa di cosa parlo, o ancora da un film di Indiana Jhones; pazzesco, mai visto tanti pezzi evocativi, originali e antichi tutti assieme, se non in un museo. Ovviamente i prezzi sono rapportati alla qualitá della merce, e beh, da qui ci portiamo a casa un pezzettino di Tibet vero, sperando sia stato ottenuto legalmente, e ce ne andiamo strabiliati dai pezzi che abbiamo visto.

Ok! Purtroppo è ora di salutare tutti, non senza un po’ di commozione, vista la bellissima avventura e di partire per l’Indira Gandhi International Airport, e qui devo aprire ancora un piccolissima parentesi, perché per arrivare a destinazione ho dovuto pagare pegno al mostruoso traffico di Delhi; d’ora in poi, quando qualcuno mi dirá che se voglio vedere il traffico vero devo andare a Napoli, beh, sorriderò tra me e me, pensando che quello napoletano, in confronto a quello indiano, sembra una parata militare.

Vebbeh, nonostante Delhi ce l’abbia messa tutta per trattenermi in India, alla fine ci sono arrivato, ora sto scrivendo dall’aereo, pubblicherò tutto appena arriverò a casa…

Per ora, mi auguro buonviaggio!

Ciao!

2017-01-18T15:16:00+00:00 Friday, 19 August, 2016|Fotografia, Headline, News|Comments Off on Incredible India

About the Author:

Viaggiatore, fotografo, appassionato di tecnologia, libero pensatore. Il resto, lo trovate qua : About ME