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Bilanciamento e fotoritocco

Visto che il blog è mio, stavolta mi concedo un piccolo sfogo personale: se c’è una cosa che mi fa montare la bestia, é quando mi capita di far vedere le mie foto a qualcuno per la prima volta e la prima cosa che sento affermare, con quel mezzo sorrisetto soddisfatto sulla faccia, come avesse passato i suoi primi 20 anni a dare consigli ad Ansel Adams nel parco di Yosemite è:

Eh, ma tu…. LE HAI PHOTOSHOPPATE!

Ecco, se volete farmi incazzare, fotograficamente parlando, quella è una delle vie maestre.

Il primo istinto è quello di mandare il poveraccio (normalmente un profano) a “stendere” in malo modo, invece, spesso, mi diverto a lasciar prevalere il cinismo e uscirmene con una dose massiccia di sarcasmo del tipo

Maddai!?!? Ma che occhio hai? Te ne intendi di fotografia! Non ti frega nessuno!“.

Il terzo passo, poi, è spiegare tutta la pappardella qua sotto, ma da ora in poi, mi limiterò a passargli il link A QUESTA PAGINA.

A questo punto dovrei introdurre qualche concetto semplice semplice sulla post-produzione di un’immagine:

1) Il FOTORITOCCO nella stragrande maggioranza dei casi significa AGGIUNGERE O TOGLIERE QUALCOSA DOVE NON C’E’ O C’ERA O NON ERA PREVISTO ESSERE, tipo una luna enorme dove non c’entra, riattaccare un braccio tagliato da un inquadratura pedestre o da una foto rovinata, togliere la targa di una macchina, eliminare lo zio rompicoglioni dalla foto del nipotino, e così via.

2) Il BILANCIAMENTO (o sviluppo) E’ TARARE I PARAMETRI BASE DI UNA FOTO PER OTTENERE I COLORI E L’ATMOSFERA DESIDERATA ATTRAVERSO UN PROCESSO AUTOMATICO O MANUALE. Saturare i rossi per avere un tramonto più intenso, aumentare il contrasto delle nuvole per dargli più tridimensionalità, aumentare l’intensità generale dei toni blu e verdi e altre due o trecentomila operazioni possibili e a volte necessarie.

Entrambe queste pratiche vanno sotto il nome di POST-PRODUZIONE ovvero: elaborazioni che si fanno DOPO aver scattato la foto, esattamente come avveniva durante lo SVILUPPO.

 

Monteigu (the local dialectal name of the small village of Montacuto) is a hamlet in the hills of the High Curone Valley, in Italy, this is the panorama which can be observed in a autumnal day when the sun rays cast their shadows through the thin fog.
Monteigu (the local dialectal name of the small village of Montacuto) is a hamlet in the hills of the High Curone Valley, in Italy, this is the panorama which can be observed in a autumnal day when the sun rays cast their shadows through the thin fog.

Monteigu da RAW alla sua versione FINALE per la stampa, dopo la fase di post produzione. Scorrendo il cursore a destra e a sinistra è possibile vedere come ho fatto risaltare colori e particolari pur senza alterare i componenti fondamentali della foto. Tutto quello che c’era nell’originale e solo più evidente, marcato o saturato nella versione definitiva.

INFINE:

3) e questo ficcatevelo BENE in testa : NON ESISTONO FOTO DIGITALI I CUI COLORI NON SIANO STATI MODIFICATI DA UN PROCESSO AUTOMATICO.

Ora sono sicuro che i puristi dello “io scatto così com’è e tengo il JPG come se fosse un negativo” (e giuro che ne ho sentiti) staranno già leggendo con aria di superiorità pensando “Ahhhh! Io non ritocco niente”.

BALLE! Normalmente per due motivi.

PRIMO: non sono capaci, non hanno idea di come usare una camera oscura digitale (Apple Aperture, Capture One, Lightroom, e così via).

SECONDO: la loro cara macchinetta, sia essa compatta o reflex, per produrre il tanto sospirato JPG, APPLICA DEI FILTRI e lo fa in modo automatico; normalmente in base al tipo di scatto che viene fatto. Cosa credete che siano quelle che sono comunemente definite “scene” del modo automatico o (P di programmed). Non sono altro che filtri digitali automatici!

Filtri che funzionano grossomodo così : la macchina riconosce automaticamente la composizione della scena (ad esempio un panorama o un ritratto) e, in base ad un piccolo archivio di tipologie standard che ha programmato nella sua memoria, applica il filtro e il profilo del colore che in quel determinato caso ritiene essere il migliore, trasformando il dato grezzo che ha scattato in un immagine finale e comprimendola in un file JPG; e per la vostra foto, nel bene o nel male, è finita lì! Avete bruciato anche il negativo! Questo è un procedimento che è utilissimo per i reporter o per chi fa foto che devono essere utilizzate entro pochi minuti dallo scatto, ma troppo approssimativo per i miei gusti personali o per il genere di foto che mi piace e mi propongo di fare (e che, se state leggendo qua, vi proponete di fare anche voi).

Ecco perchè poi si sente dire: “Questa foto MI è venuta bene“, infatti è VENUTA, non è stata FATTA.

Se si vogliono FARE le foto, bisogna imparare a gestire il formato grezzo dell’immagine e cioè il RAW, in modo da portare a casa quanto di più prossimo al negativo digitale ci sia. Una foto RAW contiene tutti i dati immagine possibili ma senza nessun trattamento da parte del cervello elettronico della vostra macchina. Quasi superfluo esaminarlo nel piccolo schermo della macchina fotografica, perché anche quello, incredibile ma vero, è un JPG già “filtrato” e lavorato.

Nel visore controllate solo le cose fondamentali della foto, quali l’inquadratura, l’esposizione e magari la nitidezza, e anche in questo caso, con molte riserve.

Quindi, una volta a casa NELLA VOSTRA CAMERETTA OSCURA DIGITALE, si farà essattamente quello che si faceva ai tempi dei laboratori e della pellicola : SI SVILUPPA IL NEGATIVO! In modo da trasmettere a chi la osserva la sensazione che gli si voleva dare e non quella che un progettista di chip ha deciso che fosse la migliore nella speranza che l’utento possa dire “E’ VENUTA BENE” e a corollario peggiorare la cosa con un “Questa macchina fa davvero delle belle foto”.

Detto questo, quando si scatta in RAW valgono comunque tutti i principi che concorrono a differenziare una buona fotografia da una porcheria; per citarne qualcuno alla rinfusa : l’esposizione, la luce, la profondità di campo, e su tutti LA COMPOSIZIONE.

Una foto realizzata male, è brutta a prescindere sia dallo sviluppo che dal soggetto. E’ possibile ritoccarla, riequilibrarla tutte le volte che si vuole con tutti gli strumenti più avanzati che l’informatica mette a disposizione, ma una foto brutta, resterà una foto brutta.

Ecco perchè le foto SI FANNO non “VENGONO”, e quando le SVILUPPO so perfettamente quel che faccio, anzi spesso applico qualcosa che sapevo che avrei applicato già al momento dello scatto, perchè QUELLA è la scena che VOLEVO FARVI VEDERE, nient’altro.

Poi, se l’obiettivo e quello di andar per tentativi e far vedere tutti tronfi una foto che “E’ VENUTA BENE”, di quelle magari con l’orizzonte di traverso (UGH!), padronissimi di farlo, ma per favore quando si guarda una foto di qualcun altro, il primo pensiero deve essere “mi dà un emozione” o “non mi dice niente” e non “eh beh, con photoshop, così son capaci tutti”, perchè nella stragrande maggioranza dei casi NON NE SIETE COMUNQUE CAPACI!

Per completare il discorso, non ci si azzardi nemmeno pensare che il ritocco in fotografia non sia mai esistito, ci sono migliaia di esempi nella storia e consultabili on-line: da fotografi che allegavano ad ogni negativo le istruzioni per lo sviluppo a precise e dettagliate istruzioni sulle maschere (non vi dice niente? Maschere? Photoshop lavora a maschere) da applicare in fase di stampa. O addirittura intere pagine di kit e tecniche disponibili fin dal 1946 come viene raccontato a questo link.

E sicuramente qualcuno ha provato qualcosa anche prima.

La fotografia (disegnare con la luce) come tutte le arti, essendo un espressione dell’autore, non è una fredda rappresentazione della reltà e come tale dipende dal suo stile e dal suo modo di vedere le cose.

Del resto, quando guardate un quadro, la prima cosa che pensate non credo sia: “heh, Van Gogh sarà ripassato 200 volte sugli stessi tratti, così son capaci tutti”…

O no!?

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2017-01-18T15:10:51+00:00 Wednesday, 4 March, 2015|Fotografia, Pensieri, Tecnica|4 Comments

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Viaggiatore, fotografo, appassionato di tecnologia, libero pensatore. Il resto, lo trovate qua : About ME

4 Comments

  1. Paola Zelaschi 04/03/2015 at 20:08

    Molto utile. Non ho domande, perché intanto non ho una macchina decente. Le tue foto sono sempre molto emozionanti, puoi anche metterci sopra i baffi, come ha fatto Duchamp sulla Gioconda. Sempre la Gioconda si vedeva. (Vale come metafora?)Ciao! Zelo

    • Riccardo Mantero 04/03/2015 at 22:15

      Grazie Paola, come metafora vale di certo! Grazie per i complimenti; e per la macchina non preoccuparti, è solo un mezzo… Si può scrivere Guerra e Pace anche solo con una matita… Oddio, magari ce ne vogliono 3 o 4 però il succo è quello.

  2. Courtney 11/03/2015 at 13:56

    Amen!!! I am totally with you on this!!! I have been feeling the same way! People think they can just go out and buy a nice camera now… then, waLa! They are freelance “photographers” messing up wedding photos for the greed of money…that I end up fixing in the end. NOT FUN! There is nothing wrong with enhancing a photo! This makes it “ART” … I mean, that’s what photography is… a type of art. So, let them say what they want, because us “true photographers” understand what they fail to. 🙂 Thanks for this and don’t let them get to you! They say those things because (as you said) they are not capable! 🙂 Till next time!!!

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