Scommetto che tutti adesso…

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A sunse over the everglades

Scommetto che tutti adesso…

 

…sicuramente sarete stati qua….

 

Dopo aver fatto il bagno e fatto intense serate festaiole a Miami, svaligiato il Sawgrass Mills per mezza giornata, viaggiato come degli ossessi fino a Orlando, battuto a passo di bersagliere per 2 o 3 volte tutti gli Universal Studios grazie all’Express pass (che consiglio vivamente di fare anche se costa un botto), dopo esserci fatti schizzare le coronarie fuori dalle orbite sul Rip Ride, dopo aver combattuto una battaglia di Transformers al fianco di Bumblebee e Optimus Prime, essere sfuggiti dalle grinfie di Telespalla Bob assieme a Bart, e aver comunque passato due ore ad aspettare Harry Potter (ne valeva la pena) e averne cazzeggiata una a Diagon-Alley (quella vera), dopo aver tranquillamente bollato come “NOT MY KIND” posti come Siesta Key e Marco Island, che seppur dotate di spiagge bianco ottico erano anche infestate da troppa, troppa, veramente troppa gente per i miei gusti (sembravano Formentera all’ora di punta a ferragosto); dopo tutto questo, qualcos’altro e qualche ora di Chevrolet, siamo capitati “per caso” in un villaggio di 400 abitanti, praticamente 100 meno di San Sebastiano Curone; situato all’estremità nord del parco delle Everglades.

Qui, in un paesino di pescatori di granchi, gamberi, coccodrilli, pesci gatto, o cacciatori di picchi, ci sono ben 4 hotel e 5 ristoranti che dopo le nove non servono più cibo, qui è possibile mangiare gli stone crabs anche in chiesa (nella stagione giusta), qui ci sono i procioni che attraversano la strada come da noi i gatti, i delfini che nuotano nella laguna a 3 metri dalla riva, i pesci sega che partono spaventati e spaventandoti dalla riva se ti avvicini, le mangrovie che formano tante isolette e rendono l’acqua rosso sangue. Qui, dicevo, finalmente abbiamo trovato uno dei posti che ci piace veramente vedere (non che gli altri sopra non lo fossero…Beninteso). Tempo di esplorare 10 minuti il villaggio, prendergli le misure, che troviamo subito alloggio presso l’Ivey House Inn, probabilmente la nostra “queen” ce la affitta Ivey in persona; l’albergo è bello, arredato con gusto, pulito e attrezzato di wireless e piscina interna, ovviamente è tutto fasciato da una gigantesca zanzariera, proporzionata ai tafani che ho visto fuori, questi non sono della razza che ti punge, no, questi son di quelli che ti solleva da terra e ti porta a casa per cena.

Dopo aver chiesto le 4 o 5000 mila cose che chiedo sempre quando arrivo in un posto che mi piace, parto, carico di istruzioni per il giretto fotografico pre-tramonto, intanto all’orizzonte comincia ad addensarsi il finimondo. Passano circa trenta minuti e il pre-tramonto perde il “pre”: i colori diventano di colpo pazzeschi, il cielo in tempesta si riflette sulla laguna, ed è tutto sfumature di blu, lilla, giallo, arancione, e color apocalisse; di tanto in tanto un fulmine squarcia l’orizzonte a ovest, tuona forte, lontano, ma si sta avvicinando; stormi di uccelli di palude o forse cormorani volano nella caratteristica formazione a V lontano dal temporale mentre pesci enormi saltano fuori dall’acqua come indemoniati. Io intanto corro in giro come un matto cercando un angolo decente, buono, ottimo o strano; scatto come un pazzo cercando di catturare ogni sfumatura, colore, evento; i fulmini sono sempre più vicini, sta per arrivare la furia tropicale, fulmine, fulmine fulmine, fulmineeeeeee! Mai visto una roba così… Ok è buio, fine dei giochi, o quasi, tempo ancora per passare dal 24-70 al 16-35 e allargare il campo visivo scattando le ultime al buio; maledizione ci vuol sempre troppo tempo, mi servono due corpi macchina, è deciso, avrò una D810 appena arriva sul mercato.

Intanto il mondo si rovescia, l’acqua da sotto passa ad esser sopra, viene che una divinità qualunque, o un paio di esse, la mandano. E intanto sono le nove meno cinque, se non ci sbrighiamo saltiamo la cena. Ci ficchiamo a bomba, sotto l’acqua torrenziale, in un locale sul fiume, stupendo, sembra uscito direttamente da una puntata di True Blood, e anche se non siamo in Louisiana, qui ci siamo molto vicini, i proprietari sono gentili, ci servono anche se è tardi, e alle nove e mezza chiudono; il sospetto che siano vampiri un po’ mi viene, in fondo sto posto ci somiglia a Bontemps. Paghiamo e torniamo da Ivey, sperando che anche lei non sia un succhiasangue, o magari lo è tutta la cittadina, o magari, la mia fantasia galoppa troppo… Boh?! Ve lo dico domani mattina, se ci arriviamo!! Intanto vi lascio con un paio di foto fatte con l’iPhone una è una bozza del tramonto, tanto per darvi un idea di quel che ho visto, l’altra è l’immancabile insegna di benvenuto in un posto dove sicuramente sarete stati tutti… Ehhh la cara, vecchia, Everglades City, e chi non c’è stato?! (E poi via di google earth!)

ciaoooo!

 

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2017-01-18T15:15:10+00:00 Saturday, 9 August, 2014|Fotografia|2 Comments

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Viaggiatore, fotografo, appassionato di tecnologia, libero pensatore. Il resto, lo trovate qua : About ME

2 Comments

  1. rosa 28/04/2015 at 23:18

    Sei Il numero uno!!!!

    • Riccardo Mantero 28/04/2015 at 23:20

      Grazie Rosa! E detto da un esperta del settore, vale doppio!

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