Watermark si, Watermark no.

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Come proteggere i nostri lavori e le nostre foto dall’uso non autorizzato su internet.

Premessa:

ho letto ogni genere di opinione circa gli watermarks (filigrana) o sui logo piazzati in sovrimpressione alle foto; ho letto veramente ogni opinione, perle di saggezza e pareri dati da questo, da quello, da quell’altro, chi più chi meno famoso; chi più chi meno blasonato; chi più chi meno titolato a parlare; chi più accademico, chi più pragmatico. Probabilmente non lo sono neppure io titolato a parlare, però dopo che mi sono visto scippare l’ennesima foto in modo stupido, oltre che poco elegante, voglio dire anche io la mia, oppure cercare di capire con chi legge, quale possa essere la soluzione migliore. Fin qua ho valutato tutto e il contrario di tutto, affermazioni del tipo: gli watermark distraggono dal soggetto della foto, sono necessari per tutelare la proprietà intellettuale, rovinano l’immagine, servono a evitare che qualcuno si appropri della nostra foto per farci del business, se un fotografo ha uno stile è la foto stessa che ne riporta la firma, è giusto metterli perché nessuno, specialmente su internet, rispetta le regole sul copyright, non siamo tutti Helmut Newton quindi firmare le foto è inutile, se c’è un watermark la foto è inutilizzabile dal punto di vista social; e via dicendo, chi più chi meno ha dato la propria impressione al riguardo.

Premesso anche che NON SPOSO assolutamente il principio per cui un lavoro che sicuramente è costato tempo, impegno e spesso parecchio denaro (tra corpo macchina, obiettivo, computer, viaggio, allestimento, tempo e addirittura corrente) debba essere condiviso gratuitamente in cambio di una non ben definita “visibilità” (quanti di voi quando vedono una foto su una pubblicità o su un banner di un sito web va a vederne chi ne è l’autore?); e considerato che normalmente, chi propone certi accordi lo fa la troppo spesso malcelata malizia di lucrare gratuitamente sul lavoro altrui, vorrei puntualizzare che nemmeno io riesco a concepire un watermark invadente come se ne vedono a volte, o meglio, sono arrivato a concepirlo solo su un certo tipo di foto ma non su altre.

Mi spiego:

mi è capitato di realizzare diversi tipi di fotografie, ritrarre posti famosi e posti meno famosi, foto che rappresentano “concetti” o avvenimenti che potrebbero verificarsi in un generico luogo del mondo piuttosto che in un altro, o ancora foto di eventi famosi o meno famosi. Tutti soggetti che possono avere un generico e potenziale valore commerciale o comunque adattarsi ad un qualsivoglia utilizzo su una pagina web osullo sfondo di un sito, nel suo “banner” o magari in una pubblicazione cartacea. Memore degli ammonimenti di tanti luminari e professoroni (che probabilmente non sono mai stati soggetti di casi di plagio e pur senza volerne sapere il perché ne ho tuttavia il sospetto) ho evitato di mettere uno “stampone” grosso e ingombrante in mezzo alla foto, condividendo, seppur parzialmente, il consiglio ricevuto.

Quindi nonostante lo sdegno e lo schifo espresso dai luminari della fotografia per gli watermark e le firme, assecondando, come sempre, la mia testardaggine e il mio personalissimo modo di ragionare, ho preferito, nella maggior parte dei casi, optare per una trasparentissima scrittina in basso a destra su ogni foto, composta in modo che riportasse il carattere © che indica il Copyright, l’anno dello scatto e il mio nome. Nulla di che, solo qualcosa che informasse l’eventuale interessato ad utilizzare la mia foto del fatto che essa è coperta da diritti di copia. Non voleva essere una firma e non voleva essere una filigrana, ma solo un avvertimento che sottolineasse il fatto che tutte le mie foto (o quasi) sono legalmente protette dall’utilizzo da parte di terzi, e lo sono attraverso la garanzia legale concessa dai vari siti su cui le pubblico normalmente (Flickr, Getty, SmugMug e via dicendo).

Infatti, solo in RARE occasioni (sempre perché a me l’attrezzatura non la regala nessuno) le ho dotate di una licenza Creative Commons LIMITATA.

Le licenze:

La licenza che eccezionalmente adotto (in alternativa alla NON UTILIZZARE) è la Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) Creative common license che sta a sottolineare che PUOI USARE ma NON MODIFICARE la mia foto per fini esclusivamente NON COMMERCIALI se e solo se me ne attribuisci il credito cioè scrivi “fotografia di Riccardo Mantero”.

 Per chi di voi produca contenuti (testi, musica, foto, libri, sculture di carta) e fosse interessato al funzionamento delle licenze CC (Creative Commons) e su quale scegliere per concedere a terzi e proteggere le proprie proprietà intellettuali, basta cliccare qui; un questionario semplice semplice vi aiuterà a scegliere meglio quale licenza usare.

Nel tempo è capitato più volte che qualche utente, abbia deciso di omaggiare i miei scatti ritenendoli degni di una pubblicazione sulla sua pagina/blog/libro/rivista, ma per ognuna di queste interazioni o richieste sono stati presi accordi tra me e l’interessato che non starò qui a raccontarvi ma che mi hanno inorgoglito e parecchio gratificato.

Purtroppo, nel contempo, sono successe cose che mi hanno fatto incazzare in egual misura; cose che hanno visto alcuni miei scatti bellamente copia/incollati, senza che il plagiario nemmeno si sia preoccupato di eliminare l'”inutile” firma in basso destra (!!) per decorare/arredare pagine Facebook o blog senza neppure un minimo di attribuzione; o peggio, in modo ancora più dilettantesco da parte dell’autore, l’auto attribuzione della paternità del lavoro. E fin lì, la cosa si è risolta con una tiratina d’orecchie quindi una cazziata da parte mia e la richiesta (ad esempio a Facebook) di eliminare contenuti che violavano diritti di copia dalle loro pagine. (Facebook è molto attenta a queste tematiche e quindi il problema è stato risolto a tempo di record, cosa che non si può dire di altri servizi). Il peggio è successo recentemente, ed è uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere questo testo/sfogo/manuale.

Il Caso:

Il “Social Media Administrator” di un certo Guy Harvey, personaggio pubblico parecchio conosciuto, almeno in America, ha deciso di prendere “in prestito” una mia foto di una tempesta tropicale, per la quale, peraltro, ho rischiato di rimanere folgorato visti i fulmini che cadevano a pochi metri, e di rovinare tutta la mia attrezzatura. Nel suo lavoro di “editore della domenica”, ha pensato bene di ritagliare una foto concepita per essere in formato landscape (orizzontale), in senso verticale in modo da eliminarne l'”inutile” scrittina in basso a destra (quella con il mio Copyright, nome e cognome), e peggio ancora di rovinarla modificandone il taglio che IO (l’Autore) le avevo dato, (quindi inquadratura, composizione, tutto quello che mi sono impegnato ad ottenere sotto l’acqua, è andato a farsi benedire). Poi si è preoccupato di cambiarne il titolo con uno anche di dubbio gusto (peraltro preso da un brutto libro famoso), e infine ha pensato bene di pubblicarla sulla pagina Facebook istituzionale del suo “capo” che conta più di 700.000 fan, attribuendone la paternità ad UNKNOWN (sconosciuto) e totalizzando più di 8000 like, e circa 2000 condivisioni in meno di una giornata, vette mai raggiunte da nessuna mia foto visto il mio sparuto giro di “amici” su facebook.

Guy Harvey Facebook Page with my stolen image

– Hurricane on the Way “Scippata” –

Immaginatevi la mia sorpresa quando una mia gentilissima fan americana (grazie Laura), mi ha segnalato la cosa; conosceva la mia foto, e mediante TinEye, ha verificato che la sezione ritagliata provenisse esattamente da quella facendo una semplice operazione della durata di 5 secondi. Operazione che avrebbe tranquillamente potuto fare anche il Social Media Administrator per non attribuire la foto al Sig. UNKNOWN (che fa tanto Buono, Brutto e Cattivo). La mia sorpresa che si è mano a mano trasformata in incazzatura leggendo i commenti entusiastici alla foto (più di 1000). Peggio, commenti in cui alcuni utenti chiedevano dove fosse possibile comprarne una stampa o una copia.

Quindi soldi persi, tempo perso, visibilità persa, tutte cose guadagnate contemporaneamente da Guy Harvey che al suo attivo vanta addirittura la serigrafia del suo logo su un transatlantico della Norwegian 

os-norwegian-escape-pictures

Quindi? Che fare a questo punto?

Di primo acchito, il sangue al cervello, suggerirebbe di stampare su tutte le mie foto un bel marchio trasparente, nemmeno troppo trasparente, così nessuno può più usarle contro la mia volontà, tuttavia probabilmente nessuno si degnerebbe neppure di guardarle, ecco perché lo “stampone” non é una grande idea, almeno in generale, MA… (…Per fortuna c’è sempre un MA) In alcuni ambiti, il “timbrone” potrebbe essere una buona strategia.

Ho provato a distinguere gli ambiti in base alla tipologia di foto:

Foto di eventi

Se ad esempio parliamo di foto di eventi (sportivi, reportage, manifestazioni, gare di rutti), per cui la previsione commerciale è nell’immediato futuro (ovvero i giorni/mesi subito successivi all’evento) e il target di possibili clienti risulta essere quasi sicuramente quello professionale o la nicchia dei diretti interessati e/o protagonisti degli scatti. Ad esempio suppongo che i possibili interessati all’acquisto delle foto che immortalano una gara di rutti, potrebbero essere gli orgogliosi atleti, i loro fan e amici e famiglie e magari le riviste specializzate; in questo caso l’invadente watermark diventa sacrosanto e solo nel caso di richiesta da parte di un compratore o di un interessato sarà rimosso prima della consegna delle foto (diversi siti permettono l’operazione di marchiatura e rimozione della stessa in modo del tutto automatico; SmugMug è uno di questi).

Milano in the Cage 2014 Fight

– Rampage con Watermark –

L’originale è visibile in alta risoluzione a questo link

Il Watermark dovrà essere abbastanza grande da coprire almeno il 60% dell’immagine nella sua parte più rappresentativa, e sufficientemente trasparente da permetterne la visualizzazione dei particolari. Con questo metodo eviteremo che il nostro lavoro venga indebitamente utilizzato per scopi commerciali; e con scopi commerciali intendo “gente che guadagna denaro su lavoro che noi abbiamo fatto gratuitamente ma che a noi è costato denaro e tempo”.

Foto di reportage, moda, set di foto, servizi fotografici

Anche in questo caso, non sono del tutto contro alla protezione via watermark. Infatti, anche se il reportage, inteso come racconto fotografico di un esperienza, di un viaggio, di un avvenimento, andrebbe costruito e fruito nella sua interezza, cioè dall’inizio alla fine, potrebbe accadere che uno degli scatti attiri l’attenzione di un possibile interessato e che venga estrapolato dall’ambito per cui lo abbiamo previsto, per essere poi utilizzato in un contesto diverso. Qui usando un minimo di buonsenso, anziché un bello “stampone” su ogni foto, che ne comprometterebbe comunque i contenuti, sarebbe preferibile una stringa, piccola e trasparente a piacere, che contenga le informazioni minime sul reportage o sulla serie; magari piazzata in qualche punto che non distragga troppo l’osservatore dal soggetto principale, ovviamente sempre nello stesso punto su ogni foto, e riportante magari un numero di sequenza dello scatto rapportato al totale degli scatti, (Es: “La vita nel Souk 8/15 – (c) 2015 Pinco Panco Pallino“). Ricordiamoci che essendo un reportage, il lettore o l’osservatore del caso, dovrà essere più interessato alla storia che racconta che alla stessa scrittina che si ripete su ognuno di essi, e probabilmente il suo occhio risulterà distratto dal Copyright solo sul primo scatto. Ovviamente, nel caso in cui le foto risultassero di un qualche interesse per una pubblicazione commerciale, la scritta sarà rimossa fornendo gli originali a valle di precisi accordi commerciali. E’ ovvio che se la scritta dovesse trovarsi in un posto un po’ troppo periferico, risulterà facile per un eventuale malintenzionato ritagliare la parte di foto dove non compare il marchio e usarla a suo uso e consumo, ma ci sarà altrettanto facile dimostrarne la nostra paternità mediante gli originali, e far valere di conseguenza il nostro diritto come nel caso successivo.

Foto Fine Art o “pezzi unici”

La protezione delle fotografie “fine art” o di quelle svincolate da un qualsivoglia contesto o comunque con ampi margini di usabilità, (per esempio foto di paesaggi, ritratti di persone o foto che esprimono concetti o ancora foto di luoghi famosi) rappresenta comunque il caso più complesso. Anche qui, la tentazione di usare una soluzione “Quick & Dirty” (veloce e sporca) di stampigliarle con una bella serigrafia sopra è forte, ma, dopo aver passato ore, se non giorni a bilanciare colori, recuperare dettagli, nitidezza, eliminare schifezze lasciate dallo sporco sul sensore, ridurre il rumore degli ISO magari alti, andremmo a sbrodolargli sopra un brutto “coso” che ne rovinerebbe immancabilmente una parte. Quindi pessima idea.

Qualcuno ha anche suggerito come ulteriore protezione l’escamotage di pubblicare le foto a una qualità più bassa (quindi utilizzando maggior compressione del jpg) o a una minor risoluzione in modo da dissuadere il potenziale “ladro” dall’utilizzare una foto. Sono d’accordo nell’usare una bassa risoluzione, infatti difficilmente pubblico foto superiori ai 1200 pixel sul lato più lungo che ovviamente sono inutilizzabili dal punto di vista della stampa di qualità ma non certo dal punto di vista prettamente Web; tuttavia sono in totale disaccordo sul ridurne la qualità, sarebbe come se un concessionario esponesse automobili malamente ammaccate per evitare che gli vengano rubate o se un fruttivendolo esponesse frutta marcia con lo stesso intento.

Cosa ci rimane per difenderci dallo scippo dei nostri lavori? Nulla! O meglio, nulla da mettere direttamente sulla foto, in questo caso, proprio per non distrarre l’osservatore dal soggetto che vorremmo fargli apprezzare attraverso il nostro scatto. L’unica via che abbiamo è pubblicare la foto in siti che ne tutelano il diritto e cioè (udite udite) praticamente tutti (anche Facebook lo fa), esplicitando in ognuno di essi la modalità in cui vogliamo rendere fruibile il lavoro. Il metodo migliore è verificare quali siano i termini generali proposti da ogni servizio, (normalmente si trovano in basso sulla home-page, e comunque, tutti i siti di condivisione foto ne esplicitano chiaramente la possibilità e addirittura alcuni come flickr o 500px permettono di specificarli e differenziarli foto per foto).

Quindi utilizzando, come dicevo all’inizio dell’articolo, il tool messo a disposizione dal sito di Creative Commons, è possibile progettare la licenza che meglio si adatta alle nostre esigenze, andando dalla restrittiva “NON PUOI USARE QUESTO LAVORO PER NIENTE CHE NON SIA GUARDARLO QUA”, attraversando diverse sfumature, fino alla più “open” “PUOI USARE, MODIFICARE E VENDERE QUESTO LAVORO COME SE FOSSE TUO”.

Inoltre, non vedo così negativa la pratica di inserire una piccola (e trasparente) scritta col Copyright in un punto della foto dove non dia troppo nell’occhio per avvertire l’eventuale “furbo” che quelle foto ha tutti i diritti di copia riservati, o come è successo a me, far notare allo sprovveduto che non si è preoccupato di controllare, che in un punto ben preciso il Copyright c’è ed è esplicitato.

Personalmente, più per un vezzo che per utilità, ho optato per mettere il mio “Logo” in basso a destra sulla foto, e coincidendo il mio logo con la mia firma, a questo punto è diventato una firma a tutti gli effetti, fottendomene allegramente delle opinioni di professoroni e accademici benpensanti.

A huge tropical storm on the caribbean sea

– Hurricane on the Way originale e FIRMATA –

L’originale è visibile in alta risoluzione a questo link

(NOTA: il .com finale nel logo, volendo, aiuta chi la nota ad arrivare al mio sito, infatti rmantero.com se scritto nel browser porta direttamente a queste pagine).

Del resto quello è un mio lavoro, fatto secondo il mio stile, è un mio diritto firmarmelo.

Ok, completato il discorso (e lo sfogo) se avete avuto la pazienza di seguirmi fin qua, vi ringrazio per l’attenzione, sono apertissimo a discutere qualunque vostro parere sia concorde sia discorde dal mio e vi invito a rispondermi usando la sezione commenti qua sotto.

Magari, in un prossimo articolo, spiegherò come costruire e applicare un watermark ad una foto con i principali strumenti presenti sul mercato, e quando e come conviene usarli.

Ciao!

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2017-01-18T15:11:04+00:00 Thursday, 6 November, 2014|Fotografia, Pensieri, Tecnica|Comments Off on Watermark si, Watermark no.

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