Naming Convention - basi del workflow fotografico

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Perché questo articolo?

  • Perché in molti, chi direttamente (via mail o messaggi) chi indirettamente (tramite i commenti alle mie foto sui vari social), o per chi è così sfortunato da conoscermi di persona, mi avete chiesto "dritte", suggerimenti, idee e informazioni sul software e sulle tecniche che uso. Siccome non sono bravo, e non ho la pazienza, di ripetere le stesse cose più volte e siccome non ho molto tempo per fare un corso, ho deciso di buttare giù qualche generica "linea guida" su quello che è un processo produttivo strutturato delle fotografie.
  • Perché, come nella vita normale, soprattutto in questo campo, dove si maneggiano molti dati, è bene avere un insieme di regole, o processo, che ci aiutano a tenere in ordine quello che sarebbe altrimenti un insieme anarchico di informazioni.

[/fusion_text][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="" padding="" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="" animation_direction="" animation_speed="0.1" class="" id=""][fusion_separator style_type="none" top_margin="25" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][fusion_text]

Questo processo è detto appunto Workflow.

[/fusion_text][fusion_separator style_type="none" top_margin="25" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="#eaeaea" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="solid" padding="20px" margin_top="" margin_bottom="2px" animation_type="0" animation_direction="down" animation_speed="0.5" class="" id=""][fusion_text]

Premesse

  • Premetto che, come chi mi segue normalmente sa, nella mia vita professionale mi occupo principalmente di informatica, visto che il passo che unisce i due mondi (informatica e fotografia digitale) è molto breve, portare un po' di disciplina nella strutturazione dei dati mi sembra abbastanza naturale.
  • Premetto anche che per la fotografia lavoro su un sistema fatto di prodotti Apple, tra cui un iMac da 27 pollici, un MacBook Pro, un iPhone 6 e un iPad Air, che mi permettono, grazie ad alcuni software di cui parlerò, di gestire abbastanza agevolmente tutta la mole di foto e di immagini che normalmente maneggio, tuttavia cercherò di mantenere il piede in due scarpe rimanendo un po’ sul generico o dando i dovuti riferimenti generali, proprio per permettere a chi non dispone della piattaforma Apple di potersi rapportare comunque al proprio mondo.
  • Vorrei premettere anche che, come sempre, non intendo definire un metodo assoluto, né imporre una regola, ma solo scrivere qualche suggerimento PERSONALE che potrebbe tornare utile a chi non è avvezzo ad una gestione strutturata dei dati né al concetto di workflow.

Detto questo, ritenetevi liberissimi di criticare o suggerire idee alternative alle mie, potremo discuterne.

[/fusion_text][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="" padding="" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="" animation_direction="" animation_speed="0.1" class="" id=""][fusion_separator style_type="none" top_margin="25" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][fusion_text]

Ok, iniziamo:

[/fusion_text][fusion_separator style_type="none" top_margin="5" bottom_margin="10" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" background_position="left top" background_color="" border_size="" border_color="" border_style="solid" spacing="yes" background_image="" background_repeat="no-repeat" padding="" margin_top="0px" margin_bottom="0px" class="" id="" animation_type="" animation_speed="0.3" animation_direction="left" hide_on_mobile="no" center_content="no" min_height="none"][fusion_text]Supponiamo che siate usciti con la vostra macchina fotografica, (reflex, compatta, GoPro, smartphone) e avete passato la giornata, o le giornate o le settimane, a scattare foto, diciamo anche che ne avete scattate un bel po’, assumiamo che avete riempito una bella serie di memory card (per semplicità e in un prossimo articolo vi racconterò come gestisco quelle dureante i viaggi). Ora siete a casa e avete il vostro piccolo tesoro digitale lì, pronto per essere importato sul Personal Computer, esaminato, ripulito, scartato, salvato, elaborato, stampato e fatto vedere al mondo mediante il canale che preferite. Che fate? Beh, un sacco di miei conoscenti, schiaffano la memory card nel lettore di turno o collegano il cavetto (normalmente USB) alla macchina fotografica e PAM! Importano tutto quello che capita nel primo software di gestione delle foto che il vostro computer si è ritrovato installato con la funzione di importazione automatica abilitata. Fatto questo, trascorsa una quantità di tempo più o meno lunga, un sacco di foto vengono sbattute non si sa bene dove, in qualche area del PC, organizzate in strutture decise dal software di importazione e memorizzate tutte nella sequenza in cui le avete scattate. Poi se per caso, installate un nuovo software, aggiornate o cambiate quello vecchio, o ancora cambiate macchina fotografica, l’entropia aumenterà ancora perché alcuni parametri vengono normalmente modificati e le foto vanno a finire in aree del disco non meglio precisate decise magari dal nuovo software; o ancora nella famigerata cartella “immagini” che sappiamo tutti raggiungere tramite il sistema ma che se dovessimo dire dov’è ci ritroveremmo a dare descrizioni abbastanza buffe, con il risultato che in caso di cambio del computer, esportazione della stessa, copia o altro, saremmo chi più chi meno, clinicamente spacciati e con il dubbio costante di esserci lasciati indietro qualche pezzo salvo poi trovarci un numero enorme di cartelle DCIM delle quali non conosciamo il contenuto se non passando il tempo a suon di doppi click per vedere “che foto è”. [/fusion_text][fusion_text]Ci ho preso? E’ successo anche a voi almeno una volta? Beh, se la risposta è SÌ, allora vuol dire che non avete un workflow, se invece la risposta è : “non ho capito un cavolo”, allora ribadisco che vi serve un workflow dotato di una Naming Convention.[/fusion_text][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="" padding="" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="" animation_direction="" animation_speed="0.1" class="" id=""][fusion_separator style_type="none" top_margin="25" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][fusion_text]

Procediamo con ordine:

[/fusion_text][fusion_separator style_type="none" top_margin="5" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" background_position="left top" background_color="" border_size="" border_color="" border_style="solid" spacing="yes" background_image="" background_repeat="no-repeat" padding="" margin_top="0px" margin_bottom="0px" class="" id="" animation_type="" animation_speed="0.3" animation_direction="left" hide_on_mobile="no" center_content="no" min_height="none"][fusion_text]Quando fate click sul tastino della macchina fotografica per fare un ritratto al vostro gatto, in ogni scheda di memoria, telefono o altro che scatti foto, viene creato un file identificato da un numero progressivo che poi viene memorizzato in una cartella che normalmente si trova dentro ad un’altra cartella che si chiama DCIM (Digital Camera IMages). Normalmente questa cartella ha un numero progressivo che va da 100 a 999 e il file è identificato con un po’ di caratteri e un altro numero progressivo, che inizia da 0001 e arriva a 9999 secondo questo schema:[/fusion_text][fusion_text]DCIM (cartella principale)

  • 100ABCDE (la prima sottocartella)
    • ABCD0001.JPG (la vostra PRIMA foto)
    • ABCD0002.JPG
    • ...
  • 999ABCDE (l’ultima sottocartella possibile)
    • ABCD0001.JPG (la vostra “MILIONESIMA” foto)

[/fusion_text][fusion_text]Quindi come potete vedere nessuna di queste foto si chiama “ritratto della mia palla di pelo”, ma ha un nome alfanumerico che non può essere definito “parlante”, quindi nel momento che sul vostro Hard Disk vi ritrovate un sacco di questi file e cartelle, senza nulla che vi dica cosa diavolo sono, ecco che inizia il febbrile lavoro di doppi click e di generazione preview.[/fusion_text][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="solid" padding="10px" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="0" animation_direction="down" animation_speed="0.1" class="" id=""][fusion_separator style_type="none" top_margin="25" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][fusion_flip_boxes columns="1" class="" id=""][fusion_flip_box title_front="Quindi come fare?" title_back="Ma ovviamente..." text_front="Indovinate o passate qua sopra per scoprirlo..." background_color_front="" title_front_color="" text_front_color="" background_color_back="" title_back_color="" text_back_color="" border_size="1px" border_color="" border_radius="4px" icon="fa-bell-o" icon_color="" circle="yes" circle_color="" circle_border_color="" icon_flip="" icon_rotate="" icon_spin="no" image="" image_width="35" image_height="35" animation_type="0" animation_direction="down" animation_speed="1"]

...con una NAMING CONVENTION!

eddai, non era difficile...

[/fusion_flip_box][/fusion_flip_boxes][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" last="yes" spacing="yes" center_content="no" hide_on_mobile="no" background_color="" background_image="" background_repeat="no-repeat" background_position="left top" border_size="0px" border_color="" border_style="" padding="" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="" animation_direction="" animation_speed="0.1" class="" id=""][fusion_text]

Naming Convention:

[/fusion_text][fusion_separator style_type="none" top_margin="5" bottom_margin="25" sep_color="" border_size="" icon="" icon_circle="" icon_circle_color="" width="" alignment="center" class="" id=""/][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type="1_1" background_position="left top" background_color="" border_size="" border_color="" border_style="solid" spacing="yes" background_image="" background_repeat="no-repeat" padding="" margin_top="0px" margin_bottom="0px" class="" id="" animation_type="" animation_speed="0.3" animation_direction="left" hide_on_mobile="no" center_content="no" min_height="none"][fusion_text]Il primo passo che mi sono imposto di adottare è quello di creare quello che normalmente viene definita una regola per i nomi (appunto Naming Convention). Ovvero, sul mio hard disk, che ho individuato come prima destinazione dove copiare le foto che ho scattato, creare una cartella che si chiama con il nome dell’evento che andrà a contenere, seguita poi dalla data dell’evento; ad esempio :

  • Messico - 2011
  • Messico - 2012
  • Domenica in montagna - 2013
  • Roma - 2010
  • Roma - 2014
  • Cuba - 2015

e così via; in modo da poter trovare al volo quello che cerco quando lo cerco, e in ordine alfabetico (anche qui è personale, io preferisco mettere prima l’evento piuttosto che la data perché non ricordo sempre in che anno ho fatto qualcosa). Fatto questo, inserita la memory card nel Mac e risposto NO al software che mi chiede se voglio importare in automatico le foto (funzione che è anche possibile disattivare), prendo la cartelletta DCIM del caso (che contiene TUTTE le foto di quella Memory Card) e le trascino all’interno della cartella di destinazione, anzi, per rendere ancora più gestibile il tutto, se si tratta di un viaggio di più giorni, all’interno della cartella “Messico - 2011” , creo altre cartelle tipo “Giorno - 1” oppure “Chiapas” a seconda di come decido di suddividere le foto del viaggio.[/fusion_text][fusion_text]Dato il tempo al Computer di copiare tutte le foto nella mia cartella di destinazione, procedo con la seconda memory card, la terza, la quarta e così via (ne ho 16 e a volte son tutte piene) fino ad ottenere una struttura di files tipo questa: Naming Convention file system photo E avanti così, i nomi delle foto, saranno ancora alfanumerici come prestabiliti dalla macchina fotografica, ma almeno sapremo cosa contengono le cartelle. Tutto questo, che prende appunto il nome di "Naming Convention", si usa in parecchi campi dell'informatica e serve proprio a dotare di un nome le cose in modo da poterle rintracciare e organizzare secondo uno schema logico e ben preciso, inizia ad essere la base del ragionamento che ci porterà infine ad ottenere una gestione delle foto e dei dati strutturata e il più affidabile possibile. PS: ho preferito usare il termine NAMING CONVENTION perché fa parte dello "slang" informatico e in italiano "convenzione dei nomi" sarebbe suonato abbastanza male, in questo caso, accetto di buon grado l'inglesismo.[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container][fusion_builder_container hundred_percent="yes" overflow="visible"][fusion_builder_row][fusion_builder_column type="1_1" background_position="left top" background_color="" border_size="" border_color="" border_style="solid" spacing="yes" background_image="" background_repeat="no-repeat" padding="" margin_top="0px" margin_bottom="0px" class="" id="" animation_type="" animation_speed="0.3" animation_direction="left" hide_on_mobile="no" center_content="no" min_height="none"][fusion_tagline_box backgroundcolor="description=" shadow="no" shadowopacity="0.7" border="1px" bordercolor="" highlightposition="left" content_alignment="left" link="http://www.riccardomantero.com/newsletter/" linktarget="_self" modal="" button_size="large" button_shape="" button_type="3D" buttoncolor="green" button="NewsLetter" title="Prossima puntata - SELEZIONE : il secondo passo del workflow." description="" margin_top="" margin_bottom="" animation_type="0" animation_direction="down" animation_speed="0.1" class="" id=""]L'insieme dei principi che adotto per selezionare le foto che "potrebbero funzionare" e che sono adatte a passare al secondo passo del workflow, e cioè, l'importazione vera e propria nel software che ne gestirà tutto lo sviluppo. Per essere informati puntualmente quando il prossimo post sarà pubblicato iscrivetevi alla newsletter qui, o pigiando il tasto verde sulla destra, oppure inserite il vostro indirizzo mail nel campo in fondo alla pagina. A tutti i nuovi iscritti ricchi premi, downloads e coupons per l'acquisto di stampe su RMantero.com[/fusion_tagline_box][fusion_text]

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